Piccoli giardini dal riuso. Ma non sono una giardiniera *-.-*

Ieri ho tenuto un nuovo workshop a Mercatopoli Firenze Legnaia, nel mio quartiere. Non posso resistere al desiderio di scrivere, anche se è tardi e sono stati giorni così intensi da saltare pranzi e cene. ho pensato questo workshop quasi come una sfida a me stessa. Piccoli giardini dal riuso di oggetti da buttare. E’ tanto che volevo riutilizzare le ceramiche rotte e che volevo provare a realizzare giardini di piante in miniatura. Non lo avevo mai fatto prima. E ho rischiato. Ma se c’è qualcosa che non mi spaventa è creare qualcosa di nuovo. Comincio a fidami del mio intuito creativo. Non sempre riesco alla prima ma amo il sapore dell’avventura.

Così, sabato, poco prima dello workshop – perchè solo allora avevo tutti i pezzi a disposizione – ho realizzato il mio primo giardino di ceramiche e cocci. E sono rimasta stupefatta. Non di me. Ma dei materiali e delle piante. Del profumo della terra. Dei colori e di come dopo tanto tempo il sole era uscito quasi ad incoraggiare la nostra piccola sfida di primavera. Nostra si. Perchè anche questa volta Milena – la responsabile di Firenze Legnaia che ha fortemente voluto questi laboratori – ha detto sempre si. Si è fidata e mi ha preparato un luogo incantevole per accogliere gli allievi e i curiosi invitati alla festa (Mercatopoli Day) di primavera. Ha realizzato una mostra di mobili di riuso e recupero di alcuni artisti forentini. Ha allestito uno spazio per le idee di riuso creativo prese dal web, con gli oggetti per poterle riprodurre. Bravissima! E direi avanti nel il suo settore!!

Ma torniamo ai piccoli giardini. Io amo essere onesta nei miei workshop. Ho detto subito ai miei allievi che non sono “una giardiniera” e che le idee non erano tutte mie.  Chi mi conosce sa che ho il pollice verdarstro, che non mi applico. Si non sono una giardiniera però sono cresciuta in campagna, ho passato le estati in campagna arrampicandomi sugli alberi, e lassù ascoltavo musica spenzolandomi e cercando nuovi punti di vista. Ho passato gli anni più controversi della mia vita fra le fronde degli ulivi e delle querce e so riconoscere gli alberi da frutto dalla corteccia e l’odore delle radici di molte piante.

No non sono per questo una giardiniera – forse assomiglio di più ad una scimmia? – Ma nel creare i miei primi oggetti ho fatto tesoro di alcune impressioni interessanti che avrei condiviso molto volentieri. Sono passata attraverso la creazione e sono disposta a cedere la mia esperienza. Si, non sono una giardiniera ma sono un’artista e un’educatrice, un’insegnante.  Due ruoli che durante un workshop creativo, credetemi,  si battono come due titani. Insegnare un’arte non è affatto banale. La parte più dura è all’inzio. Quando devi mollare. “No non vi darò un’istruzione precisa, no non vi lascerò una sola tecnica per il risultato. Questi sono i materiali, questi i colori, nastri e pennelli. A voi alcuni segreti che ho scoperto. Vi lascio in balia di voi stessi, dei vostri dubbi, dell’inesperienza, sgomenti come lo sono stata io. Avanti!” E i due titani iniziano a lottare. L’artista pensa “Io lo farei così, ammirate la bellezza, questo è il modello da riprodurre”. L’educatrice dice “Io l’ho fatto così ma tu trova il tuo stile, sperimenta, si si può fare anche cosà, prova, cerca il tuo gusto”. L’insegnante tace. Mentre l’artista muore alla sua arte. L’insegnante osserva. Mentre l’artista grida vendetta!!! L’insegnate crede, spera, aspetta. E alla fine entrambe strabuzzano gli occhi ed esultano al miracolo.

Vi sembrerà troppo. Ma alla fine ero sinceramente commossa. Io amo il processo creativo. Amo il processo educativo. Forse più delle creazioni in sè. Probabilmente è questo che mi porta a voler sperimentare cose sempre nuove, anche nei miei prodotti. Insegnare, ma forse meglio, condurre, realizza a pieno questa inclinazione. La realizza negli altri. Gioire dei risultati con chi ti sta davanti, avvertire la soddsfazione che si accende e condividerla, è semplicemente magnifico. Lo è nel lavorare con i bambini, come ho fatto molte volte, ma forse lo è ancora di più quando gli allievi sono adulti. Perchè lo stupore dell’apprendimento è come una restaurazione. Qualcosa che era sopito e torna a vibrare, come e quando non lo consideravi possibile.

Questa è la mia esperienza, e oggi so che si ripeterà e che sarà una delle mie strade. Mi piacerebbe che i partecipanti raccontassero un po’ la loro. Non vi dirò altro. Erano dei nostri, fra gli altri, Guja, la blogger di My Home Restyling che ci regalerà il suo racconto e Francesca alias MatildeB, stilista del refashion con una bellissima esperienza internazionale di costumista di scena. Tutti si sono portati a casa le loro composizioni e un bel sorriso.

*-.-*

Questi ed altri incontri creativi continueranno, è solo l’inizio. Vi piacerebbe partecipare?

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7 Commenti

  1. Pubblicato 8 aprile 2013 alle 12:23 | Link Permanente

    Un esperienza coinvolgente, stimolante….quando un oggetto prende vita una seconda volta, distaccandosi dall’ idea originaria, di colpo ti sembra che tutto possa avere una seconda chance….e per farlo non hai che metterti in gioco con materiali e mezzi diversi…..il mio Mini Giardino ha un suo nome “Milk and Eggs on earth”_ Colazione in vaso!!! Grazie Katia….promuovo i laboratori creativi

  2. Pubblicato 8 aprile 2013 alle 17:09 | Link Permanente

    Davvero splendidi direi! Effetti particolari ma nei colori riconosco la Katia (che non è una giardiniera ma insomma, se l’è cavata benone!)

  3. Pubblicato 9 aprile 2013 alle 08:35 | Link Permanente

    Brava Katia!!! Io ormai mi sono arresa, potrei fare solo giardini di piante finte… altrimenti più che giardini sarebbero cimiteri :)

  4. Pubblicato 9 aprile 2013 alle 18:54 | Link Permanente

    Semplicemente meravigliosi!! Non sarai una giardiniera Katia, ma sei senz’altro un’artista e quello che ne è nato da questa tua esperienza è arte: l’arte del comporre, l’arte del colore e l’arte dell’equilibrio….l’arte del riciclo!
    Complimenti
    Emanuela

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